Tuesday, February 19, 2013

Tempo Variabile

Se si potesse scrivere su questo blog col pensiero, questa settimana sarebbe stato zeppo con entrate multiple al giorno.

Ogni volta che il filo dei miei pensieri si svincola e traccia parole e concetti nella mia mente, mi ripropongo di venire qui a scrivere.  Ma poi arrivo alla sera stanca morta e quando il marito mi chiede se voglio il computer acceso dopo che ha finito lui, io rispondo invariabilmente di no, perche' lo so che se mi metto al computer la sera finisco col rimanerci fino a tardi...troppo tardi e la mattina dopo strascico per casa... e con tutto quel che c'e' da fare...

Ma stasera eccomi qui, stanca o non stanca a svuotare quest'anima colma di esperienze.  Perche' a volte cominciano a pesare e bisogna riporle da qualche parte.

Per piu' di un mese ho avuto lavori in giardino, e sono contenta che oggi hanno sbaraccato e si sono portati via i loro detriti, le lattine sparse, e i peperoncini piccanti.  Hanno lasciato il bagno portatile davanti casa, pero'.  Verranno sicuramente a riprenderselo...spero con i contenuti.
E' stata un'esperienza, il sentirsi vincolati a non poter lasciare i cani in giardino.  Non apprezzavano la compagnia...i cani.  Lo hanno dimostrato con la protesta dei bisogni.  Mentre prima andavano a farla in un angolo specifico, ora ci hanno minato l'intero giardino.  E bene o male, qualcuno c'incappa sempre!  Ma quello e' stato il meno, quello che mi ha disturbata di piu' e' stato il dover essere sempre vigile e attenta a cosa stessero facendo, fargli spostare roba quando la mettevano nel posto sbagliato, e avere cura di non investirli quando uscivo dal garage.

La smania dell'orto e' stata piuttosto intensa, visto che avendo gente per il giardino non potevo fare il mio comodo la maggior parte del tempo.  Nei ritagli di tempo sono riuscita a piantare i piselli e tengo le dita incrociate perche' col tempo eufemisticamente variabile di questo fazzoletto di mondo non si sa mai.  Ma proprio mai!  Lunedi' scorso eravamo fuori sbracciati e i bambini in pantaloni corti, con il sole e le temperature sopra i 14 gradi centigradi.  Martedi' mattina ci siamo svegliati sotto zero e con la neve.  In compenso la bietola e gli spinaci stanno spuntando...ma sono impaziente e vorrei poter piantare tutto...ora...e che spuntasse domani...e che entro la settimana potessi godere dei frutti del mio lavoro...

Ed e' sempre la solita solfa, ritornare ai ritmi naturali dopo una vita trascorsa al battito di televisione, e dettata da una societa' che valuta il tempo come risorsa principale a scapito della crescita interiore.  Al giorno d'oggi bisogna rintuzzare il piu' possibile nelle 24 ore a disposizione di ogni essere umano.  Tutta colpa dei treni.  Si', perche' prima dell'avvento del "cavallo di ferro", ognuno andava al ritmo del sole nel luogo in cui si trovava.  Se a New York erano le 9:16 a Boston erano le 9:21 (tirato a caso).  Spostandosi con cavalli in carne ed ossa, il cambiamento non era poi cosi' drastico.  La ferrovia che ha accorciato i tempi in cui si percorrevano enormi distanze, ha creato l'esigenza di omologare il tempo.   Cosi' uno scozzese emigrato in Canada, tale Sanford Fleming, ebbe la bella idea di dividere il mondo in 24 spicchi e appioppare a ciascuno un'ora del giorno, cosicche' le compagnie ferroviarie potessero notificare i passeggeri a quale ora il treno arrivava in stazione.  E' conveniente, non c'e' dubbio, pero' cosa perdiamo quando invece di notare il nostro ambiente e agire di conseguenza diventiamo schiavi di alcuni numeri fissati arbitrariamente per la convenienza della produzione.  Noto che la convenienza e l'ordine naturale spesso non combaciano.  Quello che a noi sembra caos e che cerchiamo di arginare ha un suo motivo di essere cosi' com'e' e forse sarebbe meglio che ci adattassimo noi; ma abbiamo questo attaccamento al bisogno di controllare il nostro ambiente invece di esserne parte, di fare tutto in ordine lineare invece di gettarsi nella danza che segue una melodia profonda, con cadenze che il creato si porta dentro da sempre.

Ma domani e' un altro giorno e prevedono di nuovo pioggia ghiacciata.  E io le patate quando le metto? Ieri tirava vento dai 30 ai 50 km/h e ti ghiacciava anche il midollo.  Sono stata in casa e ho cercato di portare pazienza.  Mi sono data all'altra mia passione, la maglia.

Voglio farmi un golf.  Di cotone.  Il cotone bello di Andrea del mercato delle Cascine, che la prossima volta che vado porto una valigia in piu' da riempire di filati.  Il problema e' il calcolo delle maglie da fare.  Il cotone della Debbie Bliss sembra piu' spesso del cotone che voglio usare.  Ma con l'algebra che premeva non sono riuscita a calcolare un'accidente.  L'unico rimedio e' di fare un campione.  Per ora risulta che con i ferri a 3,25mm il numero delle maglie e' vicino:  Debbie Bliss 24 - Andrea 22.  Odio fare i campioni, ma questa volta era proprio necessario perche' il "wpi" ha dato di fori alla grande, figurati, mi dava 35 maglie!  E cosi' il mio Giacchino Azzurro e' sui ferri.  ...E poi, botta a schiaffo sulla fronte, mi sono ricordata che non manca poi cosi' tanto al compleanno del marito e benche' il regalo sia gia' stato ordinato, vorrei fargli una sorpresa.  Sono mesi che mi chiede di fargli un cappello con i copriorecchie.  Ne avevo fatto uno ma il fair isle mi era venuto troppo tirato e ora se lo mette il 14enne.  Cosi' dovro' farlo di nascosto.  Lascio fare il fair isle e provo il duplicate stitch per il disegno. Il golfino aspetta, anche perche' non ho un circolare della misura adatta e mi fa fatica farmi 16 km, con la pioggia ghiacciata, per andare a prenderlo.

Come previsto ho fatto piu' tardi del solito e devo ancora mettere l'avena in pentola perche' cuocia tutta la notte, cosi' domattina non devo neanche preparare la colazione.  Che bello alzarsi con il profumo della colazione pronta, una bella scodella d'avena calda... e che il ghiaccio venga giu', che tanto domani si sta a casa tutto il giorno, i lavoratori sono andati via e ci sta che un cappello mi ci entri, fra l'algebra, le tabelline, e la geografia.