Monday, April 15, 2013

Silenzio.

Ci sono quelle sere, dopo una tragedia, che bisogna fermarsi e stare zitti, perche' anche respirare fa male.  E' quell'aria che te la senti spinosa dentro i polmoni.  E' una di quelle sere, stasera, che hai lo stomaco chiuso strinto strinto.  Gli occhi guardano, ma non vogliono vedere.  L'inerzia della routine ti sposta in avanti, ma l'attrito della tragedia ti strascica sopra il quotidiano.  E in questo movimento rallentato ti senti tutto addosso, il dolore che ti passa ghiaccio sulla pelle.

Io stasera il bambino di otto anni me lo coccolo un po' di piu', e non importa se si scorda di portare il piatto sporco all'acquaio.  Stasera non m'interessa proprio che abbia la stanza in ordine.  Sono contenta di inciampare nei giocattoli lasciati in giro, perche' sono contenta che ci sia qualcuno che ce li lasci.  A Boston stasera c'e' qualcuno che un bambino di otto anni non ce l'ha piu'.

E' una sera che ti piega in due, ginocchia a terra e faccia fra le mani.  Il cuore ti si infrange e le parole buttate li' sui social media senza pensare ti schiaffeggiano aggiungendo insulto all'ingiuria.

Cosi' stasera sto zitta, zitta e vado a letto presto, con l'anima un po' pesa, i pensieri di piombo, e il minimo indispensabile per sopravvivere, perche' a dire il vero respirare stasera fa proprio male.

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