Pero' se guardo oltre, ho un senso di soddisfazione incontenibile. Pensare di trasformare un prodotto dallo stato naturale in un filato e poi eventualmente in qualcosa da indossare mi da i brividi. Mi fa anche riflettere. Che pecca il pensare, il connettere esperienze con concetti di vita che ti trasformano dentro. Eh, si' io ci penso e mi domando, ma come mai ci siamo fatti prendere la mano dall'industrializzazione? Perche' ci siamo assuefatti a pensare che solo le cose prodotte in massa sono di qualita' passabile? Io "uscirei pazza" a star li' ad avvitare lo stesso bullone, minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno per una vita. Chi le sa fare piu' le cose dal principio alla fine? Chi le sa insegnare? Un tempo andavi ad imparare da chi una certa arte l'aveva praticata per anni, ora c'e' Google con i suoi video e le istruzioni 1. 2. 3. Ma non e' la stessa cosa, manca il rapporto, manca la mano sicura di chi le cose le sa fare. Una mano che ti ferma se stai per fare un errore irrimediabile. Questo mi paralizza con la mia lana e se sbaglio e mi si infeltrisce? Rovinata. Provero' a chiamare la filatrice qui in citta'. Magari mi da dei consigli.
Non e' solo la lana, e' anche la vita. Tutto si risolve con un approccio alla Google. Leggi il libro, partecipi all'incontro, prendi appunti. Ma la vita e' troppo organica per essere vissuta cosi'. Perche' bisogna leggere libri per imparare ad affrontare rapporti difficili? Che poi, tutti i rapporti sono difficili. Perche' non ci si avvicina di piu' gli uni agli altri per farsi scaletta nella vita? Abbiamo industrializzato anche quello, perche' e' la strada piu' conveniente; il minimo lavoro con il massimo rendimento. Mi sembra pero' che ci rimettiamo. Ci rimettiamo perche' in questo modo viviamo una vita sterile e antisettica e ci guardiamo intorno spersi in questo mondo che non sa fare piu' niente dalla A alla Z.
Ce n'e' voluto del tempo prima che queste perplessita' venissero a galla. Sono cominciate come penso comincino tutte le grandi invenzioni, con una domanda: si puo'...? Come quando mi sono chiesta, in crisi d'astinenza dei Sofficini, si possono fare a mano? E la risposta e' stata: e certo che si'! Con diverse ricette alla mano sono riuscita a ricrearne il sapore e la croccantezza.
Ho cominciato la mia rivoluzione al contrario, dai prodotti di massa alla produzione domestica. Certo che e' fatica, vuoi mettere la differenza fra l'aprire una scatola di cartone e fare la pasta per l'involucro e stenderla, cuocere la salsina e tagliare la mozzarella in pezzetti piccoli abbastanza da non farla esplodere? Nel tempo che ci metto io a farne abbastanza da rifocillare 5 bocche voraci, piu' la mia sai quanti ne sfornano alla Findus? Ma non e' la stessa cosa. No, perche' quando guardo i miei pargoli ed il marito leccarsi i baffi e le dita, sazi e contenti, mi si genera un calore dentro che puo' solo scaturire dai meandri del cuore, nella consapevolezza che da pochi ingredienti grezzi ho creato qualcosa che prima non c'era. Il gesto dell'aprire una scatoletta, questo non me lo potra' mai dare.
E ritorniamo sempre al solito nodo. Il tempo. L'industrializzazione ci ha reso la vita piu' comoda, ma anche piu' veloce. Mentre prima il ritmo della vita era scandito dalle stagioni e dalle attivita' che ciascuna di esse comportava, oggi ci ritroviamo schiavi del tempo e quando abbiamo del tempo libero lo rimpinziamo di attivita' perche' non sappiamo cos'altro farcene di questo tempo libero. Ce la siamo proprio bevuta che ogni minuto deve essere utilizzato per produrre altrimenti va sprecato. Io ne ho sprecato stamani, a guardare un o'possum su un albero in giardino, mentre avrei dovuto essere in casa a fare qualcosa di utile. Ne ho sprecato dell'altro ad oziare cinque minuti in piu' a letto ad ascoltare gli uccelli che alla vigilia di dicembre cantano come se fosse primavera. E poi ancora nel pomeriggio ad osservare la bietola che cresce nell'orto. Eppure mi sento rifocillata, in questo tempo sprecato, donato alla natura, passato a riconoscere che c'e' qualcosa al di fuori di questo vivere cosi' egoistico, alimentato da una continua insistenza di essere produttivi. Basta, non si puo' sempre vivere osservandosi costantemente l'ombelico, ripiegati su se stessi e determinati ad appagare questo senso vuoto da indigestione.
E in attesa di lavare la lana mi sono fatta intanto l'arcolaio. Dalla A alla Z, un'asse di 3 metri e' diventata cosi':
In fase di lavorazione.
Arcolaio completato!


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