Thursday, August 29, 2013

Notte buia

E' una notte buia,
ma non tempestosa.
Di quelle che ti inzuppano l'anima,
di quell'oscurita' spessa,
tesa come un tamburo.

E ti accovacci aspettando che passi,
sapendo che ce ne vorra' perche' passi.
E respiri a sorsettini,
perche' e' densa
e rischi di soffocare.

E' una notte
di nero
di piu' che nero,
che non si vede
e non si immaginano nemmeno i contorni delle cose.

E' una notte che ti stringe,
che non ti muovi
che ti rimpicciolisci sempre di piu'.
A gomitolo,
immobile.

E' una notte che i pensieri non vengono,
che non si vogliono,
che ci si muove da automata,
perche' le cose si devono fare.
Ma non si puo' pensare.

Sunday, August 25, 2013

Una giornata un po' cosi'

Oggi e' andata cosi'
A rincorrere i vari ad hominem,
Non sequitur,
Ignoratio elenchi,
Generalizzazioni indebite.

Dai bambini che si sporcano il pigiama a colazione,
A quest'odore di involtini primavera stantii che non si capisce da dove viene,
Che sono mesi che non mangiamo cinese.

Con gli aerei che arrivano in ritardo.

E dover cominciare la settimana nuova
Ancora stanchi da quella che e' appena finita.
Che domani si ricomincia
Con ogni casella del calendario riempita.

Il bucato ammicca da dietro la porta,
I piatti sentenziano accanto al lavandino.

E vado a letto tardi per la quarta sera di seguito,
Dopo una giornata un po' cosi'.

Monday, April 15, 2013

Silenzio.

Ci sono quelle sere, dopo una tragedia, che bisogna fermarsi e stare zitti, perche' anche respirare fa male.  E' quell'aria che te la senti spinosa dentro i polmoni.  E' una di quelle sere, stasera, che hai lo stomaco chiuso strinto strinto.  Gli occhi guardano, ma non vogliono vedere.  L'inerzia della routine ti sposta in avanti, ma l'attrito della tragedia ti strascica sopra il quotidiano.  E in questo movimento rallentato ti senti tutto addosso, il dolore che ti passa ghiaccio sulla pelle.

Io stasera il bambino di otto anni me lo coccolo un po' di piu', e non importa se si scorda di portare il piatto sporco all'acquaio.  Stasera non m'interessa proprio che abbia la stanza in ordine.  Sono contenta di inciampare nei giocattoli lasciati in giro, perche' sono contenta che ci sia qualcuno che ce li lasci.  A Boston stasera c'e' qualcuno che un bambino di otto anni non ce l'ha piu'.

E' una sera che ti piega in due, ginocchia a terra e faccia fra le mani.  Il cuore ti si infrange e le parole buttate li' sui social media senza pensare ti schiaffeggiano aggiungendo insulto all'ingiuria.

Cosi' stasera sto zitta, zitta e vado a letto presto, con l'anima un po' pesa, i pensieri di piombo, e il minimo indispensabile per sopravvivere, perche' a dire il vero respirare stasera fa proprio male.

Wednesday, March 27, 2013

Dalla A alla Z

Bisogna fare attenzione ai desideri che si esprimono e a con chi si condividono.  Un mesetto fa, chiacchierando con una contadina che alleva pecore, a da cui compro l'agnello per Pasqua, mi e' scappato detto che uno di questi giorni mi piacerebbe imparare a filare.  Cosi' mi ha fatto una mezza promessa che mi avrebbe portato un po' di lana.  Io ci ho fatto poco caso perche' a volte le promesse fatte in mezzo alle chiacchiere si dimenticano.  Dopo un paio di settimane, durante l'incontro settimanale per andare a prendere la verdura che facciamo in cooperativa, la suddetta mi e' arrivata con un sacco alto mezza me pieno di lana.  Tosatura di due pecore, una bianca e una nera.  Devo dire che ho deglutito, spero non vistosamente, un nodo di sorpresa che mi si era formato in gola.  Prima di tutto, dove la metto?  Questo sacco enorme che come previsto ha stuzzicato la curiosita' dei due quadrupedi di casa, non so proprio dove metterlo.  Per un po' e' stato parcheggiato in camera e poi infilato nella camera degli ospiti che a questo punto non puo' proprio ospitare nessuno tanto piena che e' di tutto quello che non ha un posto suo.  Sinceramente un sacco enorme cosi' non me l'aspettavo, mi sarei aspettata magari un batuffolo grande un sacco della spesa al massimo.   Seconda di poi, non so proprio da dove cominciare.  La lana e' stata tosata e messa li', quindi e' sempre grezza, non lavata ed ha un certo odore di campo.  Pensare di lavarla tutta in una volta mi da una spossatezza mentale che non vi dico.  Quindi mi dovro' informare se posso lavarne un po' alla volta.  Non so neanche di che razza di pecore si tratti, nel senso stretto della parola.

Pero' se guardo oltre, ho un senso di soddisfazione incontenibile.  Pensare di trasformare un prodotto dallo stato  naturale in un filato e poi eventualmente in qualcosa da indossare mi da i brividi.  Mi fa anche riflettere.  Che pecca il pensare, il connettere esperienze con concetti di vita che ti trasformano dentro.  Eh, si' io ci penso e mi domando, ma come mai ci siamo fatti prendere la mano dall'industrializzazione?  Perche' ci siamo assuefatti a pensare che solo le cose prodotte in massa sono di qualita' passabile?    Io "uscirei pazza" a star li' ad avvitare lo stesso bullone, minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno per una vita.  Chi le sa fare piu' le cose dal principio alla fine?  Chi le sa insegnare?  Un tempo andavi ad imparare da chi una certa arte l'aveva praticata per anni, ora c'e' Google con i suoi video e le istruzioni 1. 2. 3.   Ma non e' la stessa cosa, manca il rapporto, manca la mano sicura di chi le cose le sa fare.  Una mano che ti ferma se stai per fare un errore irrimediabile.  Questo mi paralizza con la mia lana e se sbaglio e mi si infeltrisce?  Rovinata.  Provero' a chiamare la filatrice qui in citta'.  Magari mi da dei consigli.

Non e' solo la lana, e' anche la vita.  Tutto si risolve con un approccio alla Google.  Leggi il libro, partecipi all'incontro, prendi appunti.  Ma la vita e' troppo organica per essere vissuta cosi'.  Perche' bisogna leggere libri per imparare ad affrontare rapporti difficili? Che poi, tutti i rapporti sono difficili.  Perche' non ci si avvicina di piu' gli uni agli altri per farsi scaletta nella vita?  Abbiamo industrializzato anche quello, perche' e' la strada piu' conveniente; il minimo lavoro con il massimo rendimento.  Mi sembra pero' che ci rimettiamo.  Ci rimettiamo perche' in questo modo viviamo una vita sterile e antisettica e ci guardiamo intorno spersi in questo mondo che non sa fare piu' niente dalla A alla Z.

Ce n'e' voluto del tempo prima che queste perplessita' venissero a galla.  Sono cominciate come penso comincino tutte le grandi invenzioni, con una domanda: si puo'...?  Come quando mi sono chiesta, in crisi d'astinenza dei Sofficini, si possono fare a mano?  E la risposta e' stata: e certo che si'!  Con diverse ricette alla mano sono riuscita a ricrearne il sapore e la croccantezza.

Ho cominciato la mia rivoluzione al contrario, dai prodotti di massa alla produzione domestica.  Certo che e' fatica, vuoi mettere la differenza fra l'aprire una scatola di cartone e fare la pasta per l'involucro e stenderla, cuocere la salsina e tagliare la mozzarella in pezzetti piccoli abbastanza da non farla esplodere?  Nel tempo che ci metto io a farne abbastanza da rifocillare 5 bocche voraci, piu' la mia sai quanti ne sfornano alla Findus?  Ma non e' la stessa cosa.  No, perche' quando guardo i miei pargoli ed il marito leccarsi i baffi e le dita, sazi e contenti, mi si genera un calore dentro che puo' solo scaturire dai meandri del cuore, nella consapevolezza che da pochi ingredienti grezzi ho creato qualcosa che prima non c'era.  Il gesto dell'aprire una scatoletta, questo non me lo potra' mai dare.

E ritorniamo sempre al solito nodo.  Il tempo.  L'industrializzazione ci ha reso la vita piu' comoda, ma anche piu' veloce.  Mentre prima il ritmo della vita era scandito dalle stagioni e dalle attivita' che ciascuna di esse comportava, oggi ci ritroviamo schiavi del tempo e quando abbiamo del tempo libero lo rimpinziamo di attivita' perche' non sappiamo cos'altro farcene di questo tempo libero.  Ce la siamo proprio bevuta che ogni minuto deve essere utilizzato per produrre altrimenti va sprecato.  Io ne ho sprecato stamani, a guardare un o'possum su un albero in giardino, mentre avrei dovuto essere in casa a fare qualcosa di utile.  Ne ho sprecato dell'altro ad oziare cinque minuti in piu' a letto ad ascoltare gli uccelli che alla vigilia di dicembre cantano come se fosse primavera.  E poi ancora nel pomeriggio ad osservare la bietola che cresce nell'orto.  Eppure mi sento rifocillata, in questo tempo sprecato, donato alla natura, passato a riconoscere che c'e' qualcosa al di fuori di questo vivere cosi' egoistico, alimentato da una continua insistenza di essere produttivi.   Basta, non si puo' sempre vivere osservandosi costantemente l'ombelico, ripiegati su se stessi e determinati ad appagare questo senso vuoto da indigestione.

E in attesa di lavare la lana mi sono fatta intanto l'arcolaio. Dalla A alla Z, un'asse di 3 metri e' diventata cosi':

















In fase di lavorazione.


Arcolaio completato!

Saturday, March 2, 2013

Sabato sprecato

Che giornata, mi vien da dire da buttare.  Niente orto e niente lana.  Uno di quei giorni che ti eri prefissa di riempirlo fitto fitto di cose belle, buone e produttive e ti ritrovi alla fine con i panni da asciugare, un sentiero marcato da scarpe, calzini e pantaloni che ti porta dritta dritta al letto del piu' piccino e dulcis in fundo il giubbotto incrostato di mota perche' e' cascato fuori e l'ha appoggiato li'.  E io, mamma snaturata, alle dieci e mezzo la sera non mi ci metto a pulirlo.  Si fara' domani, anche se e' domenica e ci si dovrebbe riposare.

L'unica cosa che ho combinato sono stati guai con i figli, perche' dopo l'ennesimo becchettio non ce l'ho fatta piu' e ho spettinato tutti.  E succede sempre cosi' quando mi sento con l'acqua alla gola, sommersa dagli impegni quotidiani della vita familiare.  Per non affogare nei panni e per non essere inghiottita dalle sabbie mobili dei piatti, allungo il collo piu' che posso e vedo miraggi della fine di questo tunnel infinito.  Ed e' una brutta cosa perche' nel tunnel ci sono ancora e gli spiragli sono rari.  Sognavo di poter tirare su i piedi dopo aver fatto tutte le faccende e invece...stasera straordinario, come tutte le sere.  Ma anche il sabato, dico io!  E sul piu' bello dei miei sogni ad occhi aperti vengo strattonata nel ruolo di arbitro dal Terzo, che dovrebbe finirla di frignare, e dal Primo che alla sua eta' dovrebbe aver di meglio da fare che litigare con quelli piu' piccini di lui.  A forza di sentire "E lui..." di qui e "Ha detto..." di la', ho perso le staffe...e sono caduta da cavallo...e che tonfo!  Colpa mia, perche' non so galleggiare quando la vita esonda.  Con l'acqua alla gola, invece, mi appiglio a qualunque cosa mi passi a tiro e non sempre e' un bene, come oggi.

Allora mi attardo, sentendomi sconfitta anche oggi con questa giornata sulle spalle, che vorrei si potesse   disfare come una maglia quando hai sbagliato punto, riaggomitolare il tempo e avviare il lavoro da capo.  Ma non si puo'.

La mia nonna che ha passato due guerre diceva sempre che "un si butta mai via nulla". E la giornata mi rigira per il cervello. Se non e' da buttare, come la riciclo?  Nonna, Nonna, fossi qui te a dirmelo. Ma un'idea mi e' venuta.  Ai tempi del medioevo quando costruivano i castelli, riempivano le mura di detriti, oggetti e materiali inutilizzabili. E se anche io questa giornata da rifiuto la infilassi fra le mura della mia vita? Per dargli sostanza e per colmare il vuoto che a volte si forma quando le cose vanno storte.  Facciamo come i medievali allora, che intanto i loro castelli son sempre li', mettiamoci una pietra sopra e, con le dovute scuse, tiriamo avanti.

Tuesday, February 19, 2013

Tempo Variabile

Se si potesse scrivere su questo blog col pensiero, questa settimana sarebbe stato zeppo con entrate multiple al giorno.

Ogni volta che il filo dei miei pensieri si svincola e traccia parole e concetti nella mia mente, mi ripropongo di venire qui a scrivere.  Ma poi arrivo alla sera stanca morta e quando il marito mi chiede se voglio il computer acceso dopo che ha finito lui, io rispondo invariabilmente di no, perche' lo so che se mi metto al computer la sera finisco col rimanerci fino a tardi...troppo tardi e la mattina dopo strascico per casa... e con tutto quel che c'e' da fare...

Ma stasera eccomi qui, stanca o non stanca a svuotare quest'anima colma di esperienze.  Perche' a volte cominciano a pesare e bisogna riporle da qualche parte.

Per piu' di un mese ho avuto lavori in giardino, e sono contenta che oggi hanno sbaraccato e si sono portati via i loro detriti, le lattine sparse, e i peperoncini piccanti.  Hanno lasciato il bagno portatile davanti casa, pero'.  Verranno sicuramente a riprenderselo...spero con i contenuti.
E' stata un'esperienza, il sentirsi vincolati a non poter lasciare i cani in giardino.  Non apprezzavano la compagnia...i cani.  Lo hanno dimostrato con la protesta dei bisogni.  Mentre prima andavano a farla in un angolo specifico, ora ci hanno minato l'intero giardino.  E bene o male, qualcuno c'incappa sempre!  Ma quello e' stato il meno, quello che mi ha disturbata di piu' e' stato il dover essere sempre vigile e attenta a cosa stessero facendo, fargli spostare roba quando la mettevano nel posto sbagliato, e avere cura di non investirli quando uscivo dal garage.

La smania dell'orto e' stata piuttosto intensa, visto che avendo gente per il giardino non potevo fare il mio comodo la maggior parte del tempo.  Nei ritagli di tempo sono riuscita a piantare i piselli e tengo le dita incrociate perche' col tempo eufemisticamente variabile di questo fazzoletto di mondo non si sa mai.  Ma proprio mai!  Lunedi' scorso eravamo fuori sbracciati e i bambini in pantaloni corti, con il sole e le temperature sopra i 14 gradi centigradi.  Martedi' mattina ci siamo svegliati sotto zero e con la neve.  In compenso la bietola e gli spinaci stanno spuntando...ma sono impaziente e vorrei poter piantare tutto...ora...e che spuntasse domani...e che entro la settimana potessi godere dei frutti del mio lavoro...

Ed e' sempre la solita solfa, ritornare ai ritmi naturali dopo una vita trascorsa al battito di televisione, e dettata da una societa' che valuta il tempo come risorsa principale a scapito della crescita interiore.  Al giorno d'oggi bisogna rintuzzare il piu' possibile nelle 24 ore a disposizione di ogni essere umano.  Tutta colpa dei treni.  Si', perche' prima dell'avvento del "cavallo di ferro", ognuno andava al ritmo del sole nel luogo in cui si trovava.  Se a New York erano le 9:16 a Boston erano le 9:21 (tirato a caso).  Spostandosi con cavalli in carne ed ossa, il cambiamento non era poi cosi' drastico.  La ferrovia che ha accorciato i tempi in cui si percorrevano enormi distanze, ha creato l'esigenza di omologare il tempo.   Cosi' uno scozzese emigrato in Canada, tale Sanford Fleming, ebbe la bella idea di dividere il mondo in 24 spicchi e appioppare a ciascuno un'ora del giorno, cosicche' le compagnie ferroviarie potessero notificare i passeggeri a quale ora il treno arrivava in stazione.  E' conveniente, non c'e' dubbio, pero' cosa perdiamo quando invece di notare il nostro ambiente e agire di conseguenza diventiamo schiavi di alcuni numeri fissati arbitrariamente per la convenienza della produzione.  Noto che la convenienza e l'ordine naturale spesso non combaciano.  Quello che a noi sembra caos e che cerchiamo di arginare ha un suo motivo di essere cosi' com'e' e forse sarebbe meglio che ci adattassimo noi; ma abbiamo questo attaccamento al bisogno di controllare il nostro ambiente invece di esserne parte, di fare tutto in ordine lineare invece di gettarsi nella danza che segue una melodia profonda, con cadenze che il creato si porta dentro da sempre.

Ma domani e' un altro giorno e prevedono di nuovo pioggia ghiacciata.  E io le patate quando le metto? Ieri tirava vento dai 30 ai 50 km/h e ti ghiacciava anche il midollo.  Sono stata in casa e ho cercato di portare pazienza.  Mi sono data all'altra mia passione, la maglia.

Voglio farmi un golf.  Di cotone.  Il cotone bello di Andrea del mercato delle Cascine, che la prossima volta che vado porto una valigia in piu' da riempire di filati.  Il problema e' il calcolo delle maglie da fare.  Il cotone della Debbie Bliss sembra piu' spesso del cotone che voglio usare.  Ma con l'algebra che premeva non sono riuscita a calcolare un'accidente.  L'unico rimedio e' di fare un campione.  Per ora risulta che con i ferri a 3,25mm il numero delle maglie e' vicino:  Debbie Bliss 24 - Andrea 22.  Odio fare i campioni, ma questa volta era proprio necessario perche' il "wpi" ha dato di fori alla grande, figurati, mi dava 35 maglie!  E cosi' il mio Giacchino Azzurro e' sui ferri.  ...E poi, botta a schiaffo sulla fronte, mi sono ricordata che non manca poi cosi' tanto al compleanno del marito e benche' il regalo sia gia' stato ordinato, vorrei fargli una sorpresa.  Sono mesi che mi chiede di fargli un cappello con i copriorecchie.  Ne avevo fatto uno ma il fair isle mi era venuto troppo tirato e ora se lo mette il 14enne.  Cosi' dovro' farlo di nascosto.  Lascio fare il fair isle e provo il duplicate stitch per il disegno. Il golfino aspetta, anche perche' non ho un circolare della misura adatta e mi fa fatica farmi 16 km, con la pioggia ghiacciata, per andare a prenderlo.

Come previsto ho fatto piu' tardi del solito e devo ancora mettere l'avena in pentola perche' cuocia tutta la notte, cosi' domattina non devo neanche preparare la colazione.  Che bello alzarsi con il profumo della colazione pronta, una bella scodella d'avena calda... e che il ghiaccio venga giu', che tanto domani si sta a casa tutto il giorno, i lavoratori sono andati via e ci sta che un cappello mi ci entri, fra l'algebra, le tabelline, e la geografia.